Pop corn e libera immaginazione

Andrea Vania

DATA: 14 Ottobre 2015

Che poi io con il cinema ho una relazione complicata.
Da incostante amante posso andare 3 volte a vedere lo stesso film.

Saltare la frequentazione per 2 mesi. Andarci in gruppo, in coppia… Ma quando fai il primo passo e varchi da solo la soglia di un cinema, capisci che hai un rapporto intimo e catartico.

Perché andare al cinema “all alone” è come sognare ad occhi aperti, chiudi i boccaporti delle relazioni con una sala colma di persone e ti fai prendere per il bavero dalle immagini, dalla musica, dai primi piani degli attori. Perfino dai titoli di coda (adoro rincorrere con gli occhi la lista mentre scorre via veloce, un movimento r.e.m. in verticale).
Puoi sprofondare nella poltrona, dimenticarti degli altri che hai accanto, che non conosci e ai quali non sono dovuti sorrisi e bisbigli pre-film. E non devi nemmeno commentare per forza con l’amico, l’amica, la fidanzata, la mamma, l’amico della fidanzata, l’accompagnatore casuale in libera uscita quella sera, pronti a ossessionarti con le domande di rito: “come è stato?”, “ti è piaciuto”, “stai piangendo?” “ci facciamo una pizza ora?”…
E non venite a dirmi che un film in dvd sul divano è insuperabile o che Sky ti da più libertà di scegliere.
Togliete questa pigrizia come mortadella pendula dagli occhi.
Questo “stanzone” gigante che ti spara in faccia uno schermo di proporzioni mastodontiche è inebriante. Sarà l’idea della costrizione che mi piace e la perversione di una democrazia obbligata: buio, inizia il film, tutti zitti, tutti fermi, fino a quando le luci non si riaccendono.

Film poi ce n’è per tutti i gusti. Ma io non sono un cineasta, né un patito di recensioni. Solo un amante dell’immagine, felice incostante frequentatore del cinema. Vedere un film è il momento di ispirazione più denso e complesso che si possa vivere: ti trascina senza compromessi in un vortice di visioni, accelerazioni, suoni dirompenti o musiche suadenti avvinghiate a sentimenti, a loro volta alimentati dai nostri stati d’animo personali e dalle aspettative sulla storia. Le nostre percezioni di fronte all’immaginario del cinema sono ricche di sfumature e per tutti è imprescindibile una reazione, positiva o negativa.

Comunque sia, la cosa più bella è la magica sensazione che ti lascia la visione di un film. Questo complesso “oggetto”, fatto di luce, effetti speciali, suoni, lacrime, colori, voci che ti sciolgono, facce da sberle, violenza e passione e baci e sesso e cibo e paesaggi e silenzi e storie infinite che potrebbero alimentare il cassetto dei nostri sogni per l’eternità.

Ecco perché una lista breve, assolutamente incompleta e non rappresentativa dei film che io adoro, legati alla visione sul grande schermo, ma che rilancio per una visione anche sul piccolo, pur di coglierne la bellezza.
Certo di dimenticarne molti altri che amo di più, sicuro che sto tralasciando quelli che sono sulla vostra top list e che mi direte (imperdonabile!) che ho scordato di citare al posto di questi.

IL RACCONTO DEI RACCONTI
Grazie Matteo Garrone per aver fatto un tributo grandioso all’Italia, ai suoi racconti tradizionali, ai luoghi misteriosi e fantastici del nostro territorio, sconosciuti a quasi tutti. Un omaggio al grottesco e al barocco. Questo film è un inno all’estetica (senza dover per forza chiamare una produzione straniera a realizzarlo).

Il racconto dei racconti

 

DOGVILLE
Primi 5 minuti dopo la fine del film: choc! Ma poi ci pensi, cerchi di ricostruire il senso e la metafora e tutto torna. Come diavolo ha fatto Lars Von Trier a fare un film senza luoghi, con un astrattismo così teatrale e riuscire ad essere tridimensionale? Follia e genialità. Un “pizzico” lento (siete avvisati) ma se cercate l’astrazione e l’esplorazione delle emozioni umane… beh, trovata!

Dogville

INCEPTION
La matriosca! Perverso meccanismo del sogno, nel sogno, nel sogno, nel sogno… dopo un po’ devi farti uno schemino sul foglio per capire a che livello sei, ma la trama e la regia è così inebriante e i piani di lettura così incastrati che è un po’ come andare sulle montagne russe. Scena preferita: la prova di costruzione dei mondi dell’architetto.

A PIEDI NUDI NEL PARCO
Lo guardavo fin da piccolo, mia madre innamorata di questo film e io ormai l’ho rivisto talmente tante volte che lo potrei recitare a occhi chiusi. Brillante esempio del cinema americano degli anni ’60, gli amanti del genere me ne potrebbero giustamente citare molti altri. Ma per me, questo è pieno di ricordi bellissimi.

BILLY ELLIOTT
Da ex danzatore cosa volete che vi dica?
Seguire sempre le vostre passioni, a tutti i costi!

LEI
Questo è un trip pazzesco e ancora adesso sono stupito di quanto Spike Jonze sia riuscito a fregarmi e farmi innamorare di una “Lei” impalpabile. Questa visione del futuro prossimo mi ha parecchio dato da pensare, al nostro legame con la tecnologia, al nostro bisogno di essere ascoltati, allo sviluppo dei social network e alle possibili evoluzioni dei sistemi informativi. Fotografia super!

INTO THE WILD
Alla fine del film ho preso la mia bici e ho iniziato a correre di notte per le strade della città vuota, per le campagne. Devastato dall’idea che tutto il nostro modo di vivere sia sbagliato e che stiamo dando senso a cose che non lo hanno. Grazie Eddie Vedder per i pugni nello stomaco.

into the wild