Micro-enciclopedia digitale e markettara

Beatrice Fresco

DATA: 2 dicembre 2015

“So di non sapere” affermava il buon Socrate e se lo diceva lui figuratevi se posso essere meglio io.

Mi capita di spulciare blog sul mondo digital o della comunicazione e di imbattermi in termini a me ignoti o di incontrare professionisti durante le riunioni a lavoro che se ne escono con espressioni il cui significato mi è totalmente oscuro. In questo ultimo caso, la primissima reazione è adottare una perfetta poker face per non mostrare in alcun modo di non avere la più pallida idea di cosa si stia parlando e la seconda reazione è affidarmi a San Google.
Ecco quindi una piccolissima raccolta di questi neologismi e parole che hanno attirato la mia curiosità e che (spero) possano essere di interesse anche per voi.

 

Internet of Things

Chissà perché fin da piccola ho avuto sempre problemi con la parola “cosa”. Sarà perché sono figlia di una determinata istruzione elementare per cui era impensabile poter scrivere nei temi “una cosa”, “quella cosa”, perfino, “qualcosa” perché bisognava sapere definire tutto con esattezza. “Cosa” è troppo vago. Quindi quando ho scoperto che l’Internet delle Cose è diventato la next big thing del mondo digitale, ho pensato che se lo sapesse la mia cara maestra Adriana si strapperebbe i capelli.
Ma cosa sono ste cose? Sono gli oggetti, quelli che usiamo tutti i giorni. In pratica l’Internet delle Cose è mettere in Rete questi oggetti che sono portatori di informazioni e che condividono dati tra di loro. Riporto gli esempi che sono su Wikipedia: “Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco”.
Insomma l’Internet of Things è la classica cosa (appunto!) che ci fa dire OOOOOOH!

 

Inbound marketing

In inglese la parola inbound si può tradurre come in arrivo. Quindi si tratta di un marketing che “sta arrivando”, cioè la nuova frontiera del marketing. HubSpot definisce questo marketing di livello superiore “a holistic, data-driven approach to marketing that attracts individuals to your brand and converts them into lasting customers”. Per intenderci è il marketing che funziona ora davvero: un approccio non più push, ma pull secondo cui si riconosce prima di tutto che ci si rivolge a persone, e non a numeri, che hanno delle passioni, degli interessi, delle emozioni. È il marketing dei contenuti attraverso cui i brand si mostrano per quello che sono senza cadere nell’autoreferenzialità; è il marketing dell’essere autentici e coerenti con i propri valori di brand. Se alla massa si rimane indifferenti, dalla propria cerchia si è adorati.
In pratica è il marketing che piace a noi di AD010 🙂

 

Killer application

Appena ho sentito questo neologismo all’Università ho pensato subito alla rivoluzione delle macchine, in stile Terminator. Un po’ di arte del “manipolare” c’è… ma nel senso di saper convincere a scegliere e a usare una tecnologia. La killer application è la determinata funzionalità o caratteristica per cui la maggior parte delle persone adotta una specifica tecnologia, sia essa un computer o uno smartphone, che, quindi, si diffonde. Per esempio l’introduzione dei fogli di calcolo ha influito molto sull’uso sempre maggiore dei PC. Nel mondo dei videogame la killer app è il titolo bestseller disponibile per una console… vi dice niente Super Mario?

 

Marketing mix: 4P, 4C, 5C, ecc.

Avevo poche certezze nella vita, tra queste che venisse trasmesso “Mamma ho perso l’aereo” sotto Natale e che il marketing si fonda su 4 leve principali (Product, Price, Place, Promotion). Invece ho scoperto che il film è andato in onda già a metà novembre (ma conto in una replica) e che le 4 storiche “P” del marketing di Philip Kotler sono più che passate. In realtà è da anni che si sa e da allora è stato tutto un fiorire di nuovi marketing mix. Ne cito solo alcuni di quelli che ho scoperto nel corso dei miei giri nella Rete.
4C: Customer Value, Customer Cost, Customer Convenience, Customer Comunication.
5C: cioè la versione rivisitata della precedente con Customer, Company, Competition, Collaborators e Context.
7P: alle 4 già note si aggiungono People, Process e Physical Evidence.
4S: il web marketing non poteva fare a meno del suo mix e quindi abbiamo Scope, Site, Synergy, System.
Forse a tutto questo si potrebbe aggiungere anche la leva del buon senso 🙂

 

Wireframe

Oltre a poter essere un ottimo nome per un duo EDM, potreste sentire parlare di wireframe da un web designer o da un programmatore. Un parolone per indicare semplicemente la bozza della struttura di un sito, il suo scheletro.

 

Responsive

Prima di avere a che fare con il favoloso mondo di WordPress non sapevo nemmeno che esistesse il responsive web design. E invece eccolo lì, in tutto il suo splendore. In sostanza, un sito web si può definire responsivo (o responsive, all’inglese) se si adatta graficamente in modo automatico al dispositivo su cui viene visualizzato, cioè monitor del computer, tablet, smartphone o web tv. Se volete potete scoprire la “magia” del responsive guardando questo stesso sito sia da PC che da cellulare. Notata qualche differenza?

 

Dev

Non c’è molto da dire: è il diminutivo di developer, cioè sviluppatore. Da quando lo so, uso questo termine senza ritegno, mea culpa.

C’è qualche altra espressione del mondo digital o del marketing che avete scoperto e che volete condividere? Lo spazio commenti qui sotto è tutto vostro… anche perché sono davvero curiosa 🙂

 

Photo: Copyright Peter Hopper, “Light reading” | Flickr