Far volare le aquile

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Riccardo Monego

DATA: 12 Novembre 2015

Domenica sera, a casa di amici, sono comodamente seduto in divano impegnato a far digerire il mio bimbo di 3 mesi che aveva appena finito di mangiare.

Gli altri amici sono invece seduti a tavola e si dedicano alle chiacchiere del dopo cena, accompagnate da caffé e deliziosi biscotti fatti in casa.

Poi c’è lui, Mattia, il bimbo dei nostri amici che, disinteressato da tutte quelle chiacchiere, si avvicina al divano con sottobraccio la sua lavagnetta magnetica, di quelle che puoi disegnare con un’apposita pennina e poi muovendo una leva cancellare velocemente tutta la superficie.

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Mi ha colpito molto il suo atteggiamento nel sedersi sul divano affianco a me: sembrava uno di quegli artisti che trovi a Parigi lungo la Senna, impegnato a catturare qualche particolare scorcio offerto da quella meravigliosa città.

Mi ha fatto talmente sorridere vedendolo così serio ed impegnato, che decido di interagire con lui.

Io: “ciao Mattia”

Mattia: “ciao”    

Io: “che fai di bello”

Mattia: “disegno” [ma che domanda mi fai… non vedi!?]

Effettivamente potevo anche risparmiarmi la domanda, ma era solo per rompere il ghiaccio… E poi, sinceramente non stavo prestando molta attenzione a quello che stava facendo sulla lavagnetta, ero così colpito dall’atteggiamento di Mattia, che ero focalizzato sull’espressione del viso.

Io: “Cosa stai disegnando di bello?”

Mattia: “Un’aquila… Che vola.”

Abbasso lo sguardo e guardo la lavagnetta giocattolo, incuriosito da quella fermezza e sicurezza nel dirmi che si trattava senza ombra di dubbio di un’aquila… Ma soprattutto che stava volando. Resto molto colpito nel vedere cosa aveva fatto: si vedevano pochissimi segni, molto decisi, si vedeva il becco a uncino, la testa, le ali, la coda e gli artigli. Saranno stati sì e no dieci/quindici segni, non di più… Ma caspita se era un’aquila, ma soprattutto, hai ragione Mattia… Vola!

Io: “Wow Mattia, complimenti, che bella quest’aquila, sta proprio volando!”

Mattia: “Già.” [quanta ovvietà]

Si ok piccolo, bravo, ma tiratela meno!

Mattia, 4 anni, artista.

Ho deciso di descrivere questo siparietto, non tanto per raccontare la mia domenica sera ed il mio incontro con questa giovane promessa dell’arte, ma piuttosto per condividere un pensiero che molto ha a che vedere con quello che giornalmente facciamo in agenzia:

trasformare concetti, idee, messaggi, sotto forma di segni.

La famosa aquila di Mattia, digitalizzata, ridisegnata ed equilibrata al punto giusto, colorata sarebbe stato un perfetto pittogramma, l’avrei potuta utilizzare nello studio di un logo, magari per un’azienda di logistica, aerotrasporti, un corriere espresso, un parco naturalistico…  Era azzeccata in quanto nella sua semplicità fatta di pochi segni racchiudeva tutto quello che può esprimere un’aquila che vola: dinamicità, rapidità, eleganza.

Mattia l’ha disegnata usando l’istinto, l’immaginazione e la sua abilità: non ha pensato ai particolari, e tra l’altro credo che un’aquila l’abbia solo vista in tv oppure in qualche libro. La sua immaginazione e l’abilità nel rappresentare solo ciò che conosce lo ha portato al risultato finale: la sua aquila volavaProbabilmente per raggiungere, più o meno, lo stesso risultato avrei dovuto disegnarla mettendoci l’ambientazione, disegnando molti elementi, e poi cominciando togliere pian piano tutti i particolari che non sono importanti; avrei dovuto cancellarla più volte, mettendoci sicuramente più tempo.

La stilizzazione e la capacità di arrivare all’essenza delle cose, in una parola la semplificazione, sono doni che non possiamo perdere,  ma che dobbiamo preservare e sviluppare. Ciò ci consente nel nostro lavoro di designer di non cadere nel più comune degli errori: mettere tanti particolari, tanti elementi che ci allontanano dal concept e soprattutto dal target a cui il nostro elaborato è rivolto.

La semplicità non è mai banale: è difficile.

Le pubblicità che ricordiamo, quelle che noi riteniamo vincenti ed “immortali”, sono quelle che, a posteriori, sbalordiscono per la loro immediatezza e semplicità:  sono quelle che puntano dritto al concetto, poco testo, parla l’immagine.

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Dovremmo mantenere e sviluppare quella sorta di incontaminazione che è tipica dei bambini, che magari ci fa essere un po’ tutti Mattia.

AD010: “Ottimo lavoro Riccardo, il cliente è molto soddisfatto ed è stato centrato perfettamente il concept!”

Riccardo: “Già.” [quanta ovvietà]