Disimparare per re-imparare

Marzia Zulian

DATA: 7 Gennaio 2016

Ognuno di noi, nel corso della vita, accumula esperienze e si costruisce la famigerata comfort-zone.


Questo perché, crescendo in una certa comunità, imparando una certa lingua, facciamo nostre le complesse gerarchie di premesse implicite che in quell’ambiente sono date per scontate e che costituiscono il terreno sicuro che ci consente di capirci. Impariamo da chi ha imparato prima di noi, e così partecipiamo all’evolversi della costruzione della conoscenza. L’ambiente, fatto dall’uomo, è un sistema educativo che ci incoraggia a rispettare standard e a riprodurre ciò che la società definisce come “normale”.

Dobbiamo acuire la consapevolezza che siamo contaminati da un modo di osservare dato dalla cultura di cui facciamo parte e questa cultura è radicata in noi; esistono periodi cruciali della nostra vita durante i quali quanto s’impara risulterà in seguito più difficile da disimparare e questo accade quanto prima sarà appreso nel corso dell’esistenza.

Con il passar del tempo ci costruiamo dei robusti schemi mentali che, accompagnandoci ed indirizzandoci nel percorso vitale, fanno sì che noi seguiamo l’ indelebile traccia attraverso il ripetere le stesse azioni, a seguire l’impronta mentale appresa ed impressa. Il punto focale quindi non sono tanto le azioni, i comportamenti, i pensieri e la loro ripetizione, con il piacere o dispiacere personale o collettivo che producono, bensì gli schemi mentali.

D’altra parte gli schemi impressi sollecitano reazioni automatiche che funzionano da controllo sulla realtà circostante sfuggendo al controllo della ragione e della consapevolezza.
Non sempre però per il loro risveglio sono necessari fattori esterni, il più delle volte è presente in noi una strana coazione a ripetere unicamente per il semplice dominio e controllo mentale sulle nostre schematiche conservatrici pulsioni.

Però, se riflettiamo, possiamo certamente affermare ed ammettere che una barzelletta udita per la seconda volta non fa quasi più effetto, un film visto più volte non suscita lo stesso interesse, il piatto preferito mangiato di continuo non dà lo stesso piacere.
Perché allora se è la novità è la condizione del godimento, la monotonia della coazione a ripetere prende il sopravvento? Perché arriviamo al punto di essere così autolesivi immobilizzandoci in rituali e ripetizioni?

E se invece provassimo a sconvolgere tutto?
Se facessimo qualcosa di insolito e invertissimo la ruota?
Se facessimo il contrario di ciò che di solito facciamo, se cambiassimo gli schemi mentali con i quali siamo cresciuti?

Una designer berlinese ha esplorato il concetto di de-automatizzazione, attraverso una collezione di oggetti le cui funzioni vengono temporaneamente lasciate da parte, assieme alle forme, che, abitualmente, si cristallizzano nella quotidianità.

“LEARN TO UNLEARN” di Lina-Marie Köppen http://www.linamariekoeppen.de/

disimparare

Nel nostro piccolo possiamo allontanarci dalle rigide griglie sociali modificando le nostre percezioni, rovesciando il comportamento appreso, e le aspettative che governano la nostra percezione, osservando da un altro punto sensoriale, uscendo dalla sicurezza della comfort-zone. E scopriremo che, come ha fatto la giovane artista berlinese, mettere in discussione ciò che abbiamo imparato porterà a nuove esperienze, alla consapevolezza dell’esistenza di altri mondi possibili e ad un crescita, personale e collettiva.

“Imparare è umano. Disimparare è divino.”

Enjoy your #pausenplay and RE-play moments.