Non basta aggiungere un carrello: i falsi miti sull’e-commerce

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Rossella De Marchi

DATA: 1 ottobre 2015

Da qualche anno l’e-commerce è una realtà consolidata e si è diffusa una maggiore consapevolezza sulle best practice da applicare a un sito e-commerce efficiente. Eppure a volte capita ancora di sentire qualche affermazione fantasiosa da parte dei neofiti del commercio online. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza sui falsi miti dell’e-commerce.

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1. Basta aggiungere un carrello

Questa è la frase che sentirete ripetere più spesso da chi si approccia al mondo dell’e-commerce con ingenuità. Cosa ci vuole a vendere online? Soprattutto chi ha già un catalogo sul proprio sito ha la tendenza a pensare che basti aggiungere un carrello per diventare come Amazon. Non è proprio così. Sicuramente ci sono piattaforme che hanno semplificato il processo di gestione di un e-commerce (prime fra tutte Magento e WordPress con Woocommerce). Ma sarebbe come dire che basta avere una cassa in un negozio per generare ampi profitti.
Chiunque abbia mai avuto un negozio sa che le vendite dipendono invece da un’ampia serie di fattori: qualità dei prodotti, prezzo rispetto ai competitor, qualità del servizio, posizione del negozio (che potremmo associare al posizionamento del sito e-commerce sui motori di ricerca), attività di promozione online e offline, capacità di generare passaparola.
Per vendere online servono strategia, competenze, risorse. Ecco perché non basta aggiungere un carrello.

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2. Posso vendere quanto voglio in tutto il mondo

In teoria questo è vero, a patto di aver attivato un sistema di pagamento e un sistema di spedizione che funzionino in tutti i paesi. In realtà vendere in tutto il mondo ha delle difficoltà da non sottovalutare, soprattutto quando si inizia ad avere a che fare con le dogane. Dovremo essere pronti a rispondere ogni giorno a domande come: ho un pacco fermo in dogana in Russia, che fare? Sono sicuro di voler far rientrare in azienda un pacco del valore di 20 euro dal Messico e di assorbirne i costi di spedizione? Sono in grado di fornire assistenza con il customer care in diverse lingue?
Gli aspetti da considerare sono molti, non ultimo il fatto che esistono delle soglie di fatturato (diverse per ogni Stato), oltre le quali è necessario aprire una partita IVA nel paese in questione.

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3. Posso gestirlo quando ho tempo

Alcune persone credono sia possibile gestire un sito e-commerce nei ritagli di tempo, perché tanto il sito “va avanti da solo”. A meno che non abbiate una folta schiera di collaboratori indipendenti e competenti, questo non è vero: dovrete mettere passione e tempo nella gestione del vostro sito e-commerce. Perché solo lavorandoci giorno dopo giorno riuscirete a capire bene le persone che lo visitano (e che sono i vostri potenziali clienti) e a produrre dei messaggi coerenti con i loro valori e i loro bisogni.

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4. I miei negozi venderanno meno per colpa dell’e-commerce

Molte aziende si preoccupano del fatto che aprendo un negozio online calino le vendite della propria rete di distribuzione (i negozi fisici). In realtà diverse ricerche dimostrano che non è così: circa il 70% dei consumatori si informa online prima di comprare in negozio e il 36% si connette al sito proprio mentre è in negozio. Su questo tema si possono consultare le recenti ricerche molto interessanti di Google e Deloitte. Oggi la divisione tra online e offline è sempre meno definita: si parla sempre più di un’ottica omnichannel, che riesca a coinvolgere il cliente a 360° in un’esperienza unica.[vc_separator type=”transparent” position=”center” color=”” border_style=”dashed” width=”” thickness=”” up=”” down=””]

 

Non dimentichiamo poi la parola più importante: GRATITUDINE. La gratitudine è “la memoria di un beneficio ricevuto e la prontezza a dimostrarlo”. Se saremo riusciti a generare nelle persone un’esperienza positiva possiamo essere certi che queste persone torneranno e parleranno con gli altri del nostro store. Non dimentichiamo mai che il consumatore è morto, ma le persone sono vive. Ogni cliente soddisfatto può diventare la nostra più grande risorsa.