10 dritte per fare creatività universali e vivere meglio

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Cinzia Lucato

DATA: 9 dicembre 2015

L’ultima campagna di Melegatti è solo la ciliegina sulla torta, o meglio, lo zucchero a velo sul pandoro: perché continuiamo a sfornare creatività così sopra le righe? Headline imbarazzanti, giochi di parole stiracchiati, concept che si afflosciano; o il votarsi al trash oggi fa tendenza, o dovremmo concederci il beneficio del dubbio.

Perché siamo arrivati a questo? Facile dire “bisogna alzare i toni per emergere”, “bisogna essere più originali degli altri”, fino ad arrivare ad un “basta che se ne parli”, ma per un professionista d’agenzia davvero urlare più forte degli altri sembra una strada da percorrere?
Loveting! di Gianluca Lisi è una lettura che capita proprio a fagiolo: per rispettare la brand equity del tuo cliente, Lisi (socio di Mirko Pallera già creatore di Ninja Marketing e di Create) suggerisce di passare ad un approccio che chiama del Transpersonal Marketing che, superando il classico binomio del marketing basato sull’acquisto come soddisfacimento di un bisogno, evidenzia come i bisogni e desideri siano molto più ampi e profondi, e si basino sulla continua evoluzione del concetto di sé. Secondo questo nuovo approccio il marketing aiuterebbe a comunicare meglio e a realizzare i desideri delle persone, a patto che quegli stessi desideri scaturiscano da bisogni profondi. Impegnativo e ispirevole, ma cosa possiamo fare noi semplici topini di biblioteca, pardon, d’agenzia, per sfornare la prossima campagna creativa che risponda alle domande universali dell’uomo e che, in soldoni, non ci dia la sensazione di non averla capita o di esserci persi un pezzo?

 

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Cominciando a pensarci su e a farci le giuste domande. Ecco 10 spunti che mi hanno aiutato nella riflessione; incidentalmente, ho scoperto che fanno pure vivere meglio 🙂

 

 

1. Usciamo dalle biblioteche: topini sì, ma alla riscossa: visitiamo i luoghi dove il prodotto che dobbiamo lanciare verrà venduto; interroghiamo le persone e sveliamone i lati meravigliosi e quelli spinosi: avete presente True Detective? Ecco.

 
2. Mai paura: ammettiamo semplicemente di non conoscere tutto. Perché non siamo il grande Maestro Yoda, e perché è giusto così: come ogni giornale dotato di una redazione fa affidamento su collaboratori specializzati, così anche noi, impariamo a fare rete: ogni minuto è prezioso e farsi una cultura (olistica) significa dedicarci molto tempo;

 
3. Non solo bisogni, non solo desideri: potrebbe essere che il nostro pubblico rinunci a soddisfare un bisogno reale “perchè c’è crisi” anche per lungo tempo, salvo poi trovarsi in un centro commerciale durante il Black Friday più pazzo dell’anno con in mano 5 shopper che soddisfano 10 desideri, 3 dei quali non sapeva nemmeno di avere: ampliamo le vedute e pensiamo anche all’effimero, allo sfizio, all’inaspettato; da ciò,

 
4. Accettiamo il fatto che siamo animali irrazionali: io, come te, come lui: noi che creiamo e noi che compriamo: non aver paura di provare una strada e poi di ripercorrerla in senso inverso, perchè ti sembra meglio così;

 
5. Buttiamo giù Maslow dalla sua piramide: pur discendendo dalle scimmie, di strada ne abbiamo fatta: 5 categorie per descrivere i nostri bisogni sono piuttosto riduttive, con buona pace del caro psicologo umanista;

 
6. Qualità, non quantità: meglio un messaggio, ma ben piazzato, piuttosto che una moltitudine di input male impostati: essere ridondanti rischia di farci sembrare di nuovo ammiccanti: dopo tutta la strada fatta per ricercare il messaggio perfetto, davvero lo vogliamo?

 
7. L’uomo comune: se davvero la comunicazione sta diventando una questione così comune e comunitaria, scendiamo dai piedistalli, dagli stereotipi di categoria, dalla solita casalinga: sì, proprio la signora Maria di Lambrate, che ieri sera si è aggiudicata su Ebay un paio di Louboutin di seconda mano.

 
8. Non esisti solo tu: la tua campagna non è l’unico modo per dare voce al marchio: contano i fatti, la customer care, la storia dell’azienda e le sue scelte passate e presenti: quindi meglio venire a patti con il fatto che si è un tassello nel mosaico.

 
9. Fallo per gli altri e pensa per te: cosa vorresti davvero leggere in formato 6×3? Cosa pensi che possa essere utile alle persone? Pensare con la propria testa è sempre un gran punto di partenza.

 
10. Un’ultima, grande, dritta, rubata al mio Prof. di Tecniche Pubblicitarie, che può farci da mantra: guarda al messaggio che mandi, sminuzza la call to action e poi chiediti “E tu, lo faresti?”.